Company Stellar Research

assomiglia a un gioco per bimbi...


Creato il:02/16/2012 Autore: vajmax
Genere: Fantascienza

Gli lanciò un'occhiata di sfuggita, sperando che lui la notasse, ma in un formicaio del genere, per di più composto da individui affamati provenienti dalla più cupa disperazione, non era facile che il proprio interesse fosse ricambiato. Le file di persone si muovevano a una velocità costante, garantita dalla distribuzione automatica delle scorte di alimenti energetici, confezionati a barrette, che avrebbero concesso tempo alle culture idroponiche di svilupparsi tanto da poter essere raccolte. Questo procedere parallelamente dava qualche speranza al suo cuore, meravigliato dal pulsare veloce di un'emozione diversa dalla rassegnazione alla quale si era abituato. C'è qualcosa nella sensibilità degli individui che supera anche la distrazione dei sensi, e si traduce in una sorta di allarme silenzioso quando si intuisce di essere al centro dell'attenzione insistente di qualcuno. Questo qualcosa fece girare la testa del ragazzo verso di lei, che intimidita nascose il suo viso dietro la spalla che alzò insieme al braccio, fingendo di chiamare un fantasma che riuscisse a nascondere tutta la sua figura. Il giovane se ne avvide e finse, sorridendole, di chiamare anche lui lo stesso fantasma. I successivi sguardi scambiarono tra loro la simpatia necessaria alla vita per respirare l'aria generata dal bisogno che ognuno ha dell'altro, e che le consentiva di essere viva da un tempo immemorabile. Il ragazzo doveva avere una quindicina di anni, scuro di capelli che erano stati tagliati da lui stesso forse con un coltello seghettato, e gli davano un'aria di chi non ha timore della morte violenta. I suoi lineamenti erano sottili ma aspri, e nemmeno la giovane età riusciva a renderli dolci come probabilmente sarebbero stati in una condizione esistenziale meno drammatica. Lei, invece, contrastava con tutto quello che la circondava, e ricordava un uccellino che sfidava i rigori invernali solo gonfiando le proprie piccole piume. Un mondo che era stato rovinato dal prolungato esercizio della forza bruta aveva generato individui forti nelle proprie debolezze. Presa la barretta energetica Marina si diresse, seguendo gli ordini scanditi da un microfono invisibile, in un'ampia e lunga sala dove si poteva consumare il cibo isolati in cellette di vetro asettiche, perché la necessità di evitare situazioni nelle quali infezioni ed epidemie potessero diffondersi, obbligava le persone a nutrirsi isolatamente dopo aver scostato le mascherine che raccoglievano l'umidità del respiro. Mentre mordeva quell'orribile cosa Marina pensò che anche i baci dovessero rientrare nel regolamento sanitario rigido e inumano del cargo spaziale. Poteva il bisogno di mantenere il popolo della nave in salute, essere più importante dell'urgenza di amare? Convenne che le due cose, in apparenza contrarie, avrebbero dovuto trovare un punto d'incontro dove toccarsi senza paure, come fanno, da sempre, il giorno e la buia notte dei tempi.


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327,

Quando Marina uscì dalla celletta dopo il rapido ma efficace e nutritivo pasto, lo vide là fuori. Aveva l'aria di chi fa finta di non fare nulla ma si vedeva subito che stava aspettando qualcosa. Forse qualcuno. Forse lei. Le si scaldò qualcosa dentro. Improvvisamente si sentì meno sola. Con pa...

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